26 aprile 2014

La missione 2014 comincia a Sopramonte, dove troviamo la sorpresa più bella ad attenderci: la nostra Bingola, nonostante il periodo difficile che sta passando e due stampelle come fedeli compagne, ha infine deciso che partirà con noi. Caricate le valige quindi i primi quattro clownini (Faffifurni, Temporale, Polpetta e Bingola) salutano una Violetta commossa e partono alla volta di Condino. Qui, dopo una tappa doverosa a casa del gentilissimo Piero dove trovano Polentina, si uniscono a Marmellata, Dadolo e Bubu e si dividono nei due pulmini che ci porteranno all’aeroporto di Bergamo. Ed ecco la seconda sorpresa della giornata, perché andiamo a prendere Pipa, che farà il viaggio in pulmino con noi…. Come non esserne entusiasti?

Seconda tappa è a Villanova, dove ci concediamo un breve caffè e dove la compagnia si allarga abbracciando Mono ed Etciù. A questo punto ne mancano solo due all’appello, le nostre “clandestine”, Babu Meme e Finferla, che ci aspettano al casello di Brescia est. Completato il gruppo, arriviamo all’aeroporto con largo anticipo, distribuiamo visti, assicurazioni, passaporti e marche da bollo finchè non arriva il momento dei saluti. Ringraziamo quindi Piero ed Ermanno che ci hanno accompagnato guidando i pulmini e poi stringiamo una Pipa commossa, che è come se ci passasse il testimone di una Missione che è stata sua fin dall’inizio e nella quale ha sempre messo al 100% il suo cuore enorme.

Arrivati all’aeroporto ci sentiamo già con tutte le scarpe dentro la missione. Fa così la sua apparizione LA NUUUUTRIA, che spaventa prima un’addetta alla sicurezza e poi una ragazza che abbandona addirittura il suo bagaglio urlante prima di allontanarsi con aria poco convinta, un po’ terrorizzata e guardandoci un po’ storto. Il volo nel frattempo è in ritardo e noi, da bravi clown, ne approfittiamo per riempirci lo stomaco con qualche panino e un gelato (alcuni anche due!). Quando poi finalmente saliamo sull’aereo scopriamo che il volo è praticamente vuoto e, forse complice questo, il nostro nasino ci apre addirittura le porte della cabina di pilotaggio J

Arriviamo a Minsk dove ad attenderci ci sono Alina, la nostra interprete, e Fedor, l‘autista, coi quali, dopo aver cambiato un po’ di soldi, ci dirigiamo verso il centro città e l’hotel che ci ospiterà per la notte. All’Orbita ci danno le stanze e alcuni di noi si trattengono con Olga, l’interprete che li aveva accompagnati nella missione l’anno scorso, che si trova nel nostro stesso hotel con un altro gruppo.

Andiamo a mangiare una pizza (buona la pizza bielorussa!) nel ristorante a fianco all’Hotel. In questa occasione prende forma il puzzle ideato da Etciù. Un pezzo per ognuno di noi estratto a caso da un sacchetto, più uno per Kamomillo (che impacchettiamo per spedirglielo a casa). Si tratta di un momento molto sentito da tutto il gruppo, toccante, ma che ci unisce ancora di più, proprio come i nostri pezzi che vanno a formare un grande cuore, col naso rosso e la scritta “Belarus 2014”.

È già tardi, ci dirigiamo verso le camere e mentre alcuni di noi fanno le ultime prove per il giorno seguente, c’è chi chiacchiera, chi dorme, chi raccoglie il materiale da portare nei vari Istituti.

Ci aspetta una notte di riposo prima dei 150km da percorrere domani mattina. Ci diamo la buonanotte con un po’ di agitazione per il debutto, ma felici di aver realizzato un sogno…siamo in Bielorussia! Buonanotte Minsk!

 

27 aprile 2014

Prima sveglia Bielorussia per noi stamattina (anche se qualcuno non aveva calcolato il fuso orario…fortuna c’è la Bingola). L’autista è in ritardo per essere andato a recuperare il carrello per le valigie, quindi noi inganniamo il tempo truccandoci sulla scalinata dell’hotel. La tensione, quella positiva, quella che da la carica, è palpabile.

Il pulmino arriva e i 150km che ci separano dal nostro debutto trascorrono fra le battute di Zio Lupo, karaoke a squarciagola, balli su canzoni bielorusse e prove per lo spettacolo. Finalmente eccolo, davanti a noi, il primo Istituto. Si tratta della Scuola internato di Molciad, in provincia di Baranovici nella regione di Brest. Ad attenderci una sala colma di bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni, che appena ci vedono entrano subito in fibrillazione. Lo spettacolo è la nostra prima prova generale, e subito ci rendiamo conto che ci sono degli accorgimenti da prendere e delle cose da migliorare, ma la risposta che arriva dal nostro pubblico ci scalda immediatamente il cuore. Una bambina si avvicina, una creaturina di sette anni che parla russo, noi non la capiamo… immediatamente chiamiamo Alina, che prontamente traduce e pronuncia delle parole bellissime: “è la prima volta che vedo un clown e non vi dimenticherò mai”. Anche la direttrice dell’istituto ci ringrazia, col cuore, con delle parole piene di emozione e ci lascia con un cuore fatto con le mani al finestrino del nostro pulmino e un bigliettino da leggere solo una volta partiti. È Katja, che ci scrive “vi voglio bene e mi siete piaciuti tanto”.

Il viaggio continua, pieno di emozioni, un po’ per il servizio appena concluso, un po’ per il regalo inaspettato che i nostri compagni hanno voluto farci. Compare infatti un cd, fatto di messaggi letti dalle voci dei nostri amici e di canzoni, scelte personalmente per ognuno di noi… le lacrime ci rigano il volto, ma una forza straordinaria sale dalle nostre pance, perché sentiamo ancora una volta di essere accompagnati da tanti angeli custodi, da quei nasini che fisicamente non possono essere con noi, ma che col cuore ci accompagnano passo per passo. Arriviamo così all’Orfanotrofio di Byten, nella provincia di Ivatsevici. I ragazzi sono più grandi, ma questo non impedisce a noi di fare un grande spettacolo ed avere una reazione calorosissima da parte loro. La magia del naso rosso si traduce in cori di “Spassiba” tutti insieme, in balletti coreografici con le ragazze ed emozioni impagabili. Ci offrono anche un pranzo degno di un re, per ringraziarci, ma quello che hanno regalato a noi vale molto più di mille grazie.

Ci avviamo stanchi, ma molto felici verso il terzo istituto della giornata, la Scuola internato per i bambini con i problemi di vista di Zhabinka. L’accoglienza è da subito straordinaria e i bambini ci stavano già aspettando seduti ai loro posticini con un trepidante brusio. Il Direttore ci chiede tuttavia di rispettare l’orario in cui i bimbi devono andare a dormire e noi, arrivati un po’ tardi rispetto alla tabella di marcia, dobbiamo tagliare il nostro spettacolo. Il risultato lascia comunque il segno e questi piccoli cuccioli ci dimostrano un affetto e una voglia di partecipare enormi. Finito lo spettacolo, tutti si dileguano, mentre a noi resta un senso di pienezza e appagamento perché ci accorgiamo che è proprio per situazioni come queste che abbiamo abbracciato il nasino rosso e che finalmente tutti noi possiamo respirare la vera essenza del nostro essere clown.

Dopo una cena molto abbondante e una doccia bollente si fa condivisione, la prima condivisione bielorussa: pigiama, occhi che si chiudono, ma un enorme senso di gratitudine.

Sicuramente l’anno prossimo a questo istituto si dovrebbe dedicare più tempo, per l’accoglienza che ci è stata riservata, per l’amabilità con cui anche il Direttore ci ha accompagnati e per i bambini in primis.

 

28 aprile 2014

Buongiorno Bielorussia! Oggi ci aspettano grandi emozioni… direzione Kobrin! Arriviamo un po’ emozionati e gasati dai ricordi dell’anno precedente. Ad attenderci i piccolini (proprio piccoli piccoli) dell’Orfanotrofio di Kobrin. È un istituto diverso da quelli visitati finora, il teatro è colorato, pieno di palloncini attaccati alle finestre, ma i bimbi sono sempre gli stessi… seduti, silenziosi… ma quando arrivano i clown, come si fa a frenare bimbi così piccolini? E allora è festa, sono bambini che spingono per toccarti, accarezzarti, tirarti il naso, le orecchie (nonostante i rimproveri delle maestre). Sono bambini a cui non servono tante gag, ma una montagna di coccole, carezze, contatti delicati ma avvolgenti. Sono bambini i cui occhi si illuminano al suono delle campanelle sui nostri bracciali, che ti tendono le braccia per essere presi in braccio e stretti forte. Questo servizio è amore puro, quell’amore che questi bimbi meriterebbero quotidianamente, ma che sarà difficile trovino in una famiglia a causa anche della loro disabilità. È davvero con l’animo lacerato che li salutiamo, anche se in fondo da quell’Istituto il nostro cuore non se ne è mai andato.

Per la prima volta dall’inizio della missione siamo in anticipo. Decidiamo così di concederci un pranzo completo in un ristorante abbastanza pittoresco da fuori, che attira la nostra attenzione. Per ragioni di tempo ordiniamo pollo e patate per tutti, così da facilitare il compito del personale. Ragioni di tempo e comodità dicevamo…peccato che dopo un’ora e quaranta non fosse arrivato ancora nulla da mangiare. I tempi stringono e dopo qualche polemica, siamo costretti a farci incartare il cibo, che lasceremo il pulmino e mangeremo la sera. Clownini 0 – Imprevisti in caso di anticipo 1.

Smangiucchiamo qualcosa in pulmino, fra un olezzo di pollo e patate calde che farebbe venire fame a chiunque, ma ci attendeva una tappa importante, il nostro primo nosocomio in terra bielorussa, l’Ospedale di Kobrin. Ci siamo trovati all’inizio un po’ spiazzati, perché ci aspettavamo un servizio più simile a quello che svolgiamo in Italia, invece abbiamo trovato i bambini in corridoio, sulle canoniche sedie di legno, ad aspettare un nostro spettacolo. Nonostante avessimo lasciato tutto il materiale in pulmino, siamo comunque riusciti a coinvolgere i bimbi, che si sono lasciati andare in percorsi a ostacoli, fotografie, trucco e piccole magie. Arrivato il momento dei palloncini c’è stato il solito tripudio… la semplicità di queste piccole creature è quasi disarmante!

La terza e ultima tappa della giornata è al Villaggio dei bambini di Kobrin. Si tratta di una struttura composta di tante casette su stile delle nostre case famiglia. Ogni casetta è una sorta di nucleo familiare… ed è proprio come in famiglia che hanno fatto sentire anche noi. Lo spettacolo fa emergere le prime difficoltà e i primi segni di stanchezza, ma il gruppo è così affiatato e compatto che il risultato è comunque splendido. Con la pancia che brontola, veniamo accompagnati in una delle casette, dove ci viene messa a disposizione una cucina per scaldare il cibo e per trascorrere la serata. Ed è proprio così che passiamo delle ore meravigliose, cantando, insegnando la Cup song ai ragazzi condividendo per oltre tre ore le emozioni provate. Stanchi ma pieni, di quella pienezza che poche cose riescono a regalarti, ci dirigiamo a coppie verso le nostre “case” e, mentre sappiamo che i nostri fratellini probabilmente ci stanno aspettando, veniamo rapiti da un cielo che nessuno aveva mai visto così carico di stelle. Ci fermiamo a scrutarlo, noi così piccoli, in un paese ancora così scosso e ricco di contraddizioni… ci stringiamo in un abbraccio…ed è così che ci auguriamo la buonanotte.

 

29 aprile 2014

Buongiorno Kobrin!Fra un’oretta dobbiamo rimetterci in viaggio, ma nessuno ci toglie la colazione con la nostra mamma e i nostri fratellini acquisiti. Ci si siede attorno a un tavolo, col proprio compagno di nottata (abbiamo dormito due per ogni casetta) e si cerca di fare conversazione con queste famiglie che ci hanno accolto a braccia aperte e ci hanno fatto sentire a casa. Inutile sottolineare che salutare questi ragazzi ci risulta particolarmente difficile, ma la missione deve proseguire e oggi altri bambini ci attendono… direzione finale Pinsk, nella regione di Brest!

Il primo istituto che visitiamo è la Scuola internato ausiliare di Antopol, in provincia di Droghicin. Questa struttura ospita bambini allontanati dai genitori, a cui è stata tolta la patria potestà e, saranno le emozioni del giorno precedente, sarà che comunque ci troviamo nel pieno della missione, ma si preannuncia una giornata abbastanza impegnativa per noi.

Lo spettacolo subisce per la prima volta delle variazioni importanti e abbiamo la dimostrazione che così funziona molto meglio. Le risate dei ragazzi ripagano sforzi e tensione, così come le parole di uno dei responsabili dell’Istituto, che riporto in toto perché sono state motivo di gioia e orgoglio per noi:

“Sono stati qui diversi artisti a fare spettacoli, ma voi avete portato una comunicazione, un’emozione diversa, avete portato davvero il sorriso. Avete dato loro quello che a loro manca. A loro piacciono gli abbracci, le carezze, a loro piace ridere e sorridere. Siete riusciti a creare empatia, mettendoci cuore e anima…avete scaldato i bambini da dentro.”

Ci allontaniamo anche questa volta a malincuore, ma contenti di quello che evidentemente abbiamo lasciato. Il viaggio che ci aspetta è lungo e questo un po’ aiuta tutti noi a riflettere, a condividere con il vicino di posto, a rielaborare emozioni e a dormire un pochino.

Il secondo istituto, la Scuola internato per i bambini orfani di Pinsk, ci colpisce subito in negativo. Finestre enormi danno su un cortile brullo, ma prive di maniglie per essere aperte al mondo, porte tutte chiuse a chiave, anche quelle che permettevano l’accesso ai ragazzi, i corridoi infiniti completamente bui sono solo l’inizio. Le maestre qui sono molto autoritarie, si respira aria di paura, solitudine, di regole troppo severe e imposizioni… è con il cuore pesante che cominciamo lo spettacolo, in un teatro poco illuminato dove non abbiamo nemmeno le casse per la musica. Tuttavia lo spettacolo si rivela una vera meraviglia e noi clownini, con forza d’animo, riusciamo a portare nei cuori dei ragazzi un po’ di luce… e in teatro delle rumorosissime trombette! E un vero uragano di urla, strombazzamenti e salti… di bambini che finalmente possono sfogarsi, possono divertirsi…possono essere bambini davvero, anche solo per un paio d’ore.

Riprendiamo le nostre cose e, scortati da qualche nanetto, ci inoltriamo di nuovo nei corridoi bui e tetri dai quali siamo entrati. Ci fermiamo impietriti quando un bambino ci indica una scala e ci dice che lassù dorme lui, insieme ad altri compagni: in fondo ai gradini le sbarre, a chiudere le sbarre un lucchetto enorme, che ricorda molto da vicino una prigione. L’ennesimo tonfo al cuore ci fa percorrere i metri restanti in silenzio, con le lacrime che appesantiscono gli occhi. Fuori piove, piove molto, il che è una fortuna, perché la pioggia si confonde con quello che ormai riga i nostri visi. Saliamo sul pulmino senza troppo entusiasmo e ci sediamo ai nostri posti. All’improvviso tre magliette colorate, sotto la pioggia, corrono per raggiungerci e si fermano a fianco ai nostri finestrini. Un bambino sorride, sorride e piange all’unisono, gli altri salutano con la mano. Il pulmino parte e loro corrono, corrono fino all’estremità ultima del cortile… ed è così che lasciamo anche questo Istituto.

Arriviamo al Priut di Pinsk ancora scossi. Ad attenderci meno bambini che negli Istituti già visitati, ma dai loro occhi si capisce subito che queste piccole creature hanno bisogno di ancora più amore e coccole. È difficile per noi inizialmente rompere la barriera che ci separa da quelle manine e da quelle braccine… ma poi il miracolo si compie e chi piangeva sta facendo le bolle sorridente, chi si tirava indietro sta combattendo una battaglia sanguinosissima a colpi di spada-palloncino, c’è chi gioca a tiro al bersaglio, chi coccola peluches e chi corre come un forsennato su e giù per la sala. Alcune situazioni ci mettono un po’ in difficoltà, ma sappiamo che anche in questa occasione il nostro donarci col cuore è emerso.

Da programma dovremmo fermarci qui per la notte, ma ci comunicano all’ultimo che non sono in grado di ospitarci. Non ci lasciamo abbattere e grazie ad Alina, la nostra meravigliosa Alina, contattiamo un agriturismo (ancora non sappiamo esattamente dove fosse). Constantine e Tamara ci ospitano come se fossimo amici di famiglia: hanno già acceso la griglia e preparato uova e pancetta e patate quando arriviamo e, dopo una doccia rinvigorente e la sistemazione nelle stanze del cottage vista lago, ci concediamo una cena da re. Anche questa sera il firmamento è spettacolare e ci perdiamo a fissare il cielo, riconoscendo costellazioni, seguendo con lo sguardo un’enorme stella cadente o restando semplicemente in silenzio. Che silenzi ci sono in Bielorussia, quasi assordanti a volte…

 

30 aprile 2014

Buongiorno Bielorussia! Stamattina appena usciti dal letto Tamara ci vizia ancora, con delle favolose frittelle di mela e carota. Rifocillati per bene (si cerca sempre di mangiare come non ci fosse un domani, visto che non sappiamo mai cosa ci aspetta), salutiamo i nostri nuovi amici e partiamo per ritornare a Pinsk… o forse ci eravamo già…non ci è chiaro come dicevo!

Prima uscita è all’Ospedale di Pinsk, dove scriviamo la storia della missione in Bielorussia per la parte ospedali. Infatti, non solo, per la prima volta, facciamo delle vere e proprie gag (che spettacolo poi…i bambini e il personale sono così entusiasti e partecipativi che ci danno una carica incredibile!), ma a sorpresa siamo invitati a fare servizio anche nelle stanze. Ci accolgono con felicità pura i bambini del quarto piano, quelli che allo spettacolo non hanno potuto partecipare, a causa di handicap e problemi neurologici. Ci prendiamo delle libertà, superiamo forse quella linea immaginaria e quella distanza che siamo abituati a tenere con i mini-pazienti che incontriamo in Italia, ma il personale ci lascia fare, contento e attento, che ci segue e ci controlla ma puntualmente sorride e annuisce. Per i bimbi più piccoli ci troviamo addirittura in 7 in una stanza con tre lettini e una culla… la sofferenza è palpabile, il calore quasi ci annebbia, ma anche qui il nasino rosso fa miracoli e ce ne possiamo andare, carichi di gratitudine e amore.

Il secondo istituto è la Scuola internato di Molotkovici. Come tutte le scuole internato, anche questa ci si presenta come un groviglio di corridoi bui e fatiscenti, che però si sono subito riempiti di urla e gridolini quando i ragazzi ci hanno visti arrivare. La maestra ci dice che ci stanno aspettando da un’ora, ma insiste anche per offrirci il pranzo, perché dovevamo mangiare prima dei ragazzi e non dopo, perché eravamo ospiti. Mangiato qualcosa in fretta, per lasciare posto ai ragazzi, ci fanno preparare in una stanzetta carica di lavoretti, dalle sculture di cera (e ci tengono a precisare che è la cera delle loro api), alle sculture fatte con la carta, alle pitture. Lo spettacolo fila liscio come l’olio e anche i ragazzi più grandi si lasciano coinvolgere in balli e canti, mentre i più piccoli partono alla carica, alla ricerca di abbracci, sorrisi, contatti… La classica domanda “Potete tornare anche domani?” ci riporta coi piedi per terra… e ci ricorda che il nostro compito non è ancora finito e che possiamo solo salutare queste meraviglie con un sorriso e lasciar loro un altro pezzettino del nostro cuore.

La terza tappa è stata inserita negli ultimi giorni ma finiremo per essere grati per aver avuto la possibilità di visitare la Scuola internato di Telekhany. Siamo in provincia di Ivatsevici, nella regione di Brest, il cielo è nuvoloso e minaccia di piovere, ma sopra all’istituto il sole splende ancora. Appena arrivati ci aspetta una sorpresa… lo spettacolo sarà all’aperto!Loro sono già la che ci aspettano, piccoli cuccioli su sedioline minuscole e ragazzi più grandi che fanno gruppo sulle panchine. Lo spettacolo è, come sempre, un successo: col passare delle gag il tempo è peggiorato, si è alzato il vento, ha cominciato a fare freddo, ma i ragazzi restano la, o vanno a prendere felpe e coperte, ma stanno la, finchè noi non finiamo e andiamo ad abbracciarli.

Sono loro ad ospitarci per la notte. Ci offrono le stanze dell’infermeria. È una notte un po’ particolare per noi perché stiamo organizzando una piccolissima sorpresa per Faffifurni e Temporale che domani festeggiano i loro 30 anni di matrimonio. Dobbiamo aspettare la mezzanotte e così tutti i tempi si sono distesi e abbiamo avuto tempo anche per stare un po’ da soli, rilassandoci e ridendo finalmente di cuore tutti insieme. La sorpresa riesce, è solo un pensiero, ma è il nostro grazie. Grazie di tutto.

Crolliamo in un sonno profondo. La stanchezza comincia a farsi sentire, ma domani abbiamo altri bimbi che ci aspettano e altri Istituti da visitare….

 

1 maggio 2014

Ci svegliamo e ci mettiamo subito in fila per il bagno. Siamo dodici e abbiamo a disposizione un solo lavandino. Chi si è già lavato, gironzola nei corridoi, attirato dal via vai di bimbi, che però vengono immediatamente chiusi nelle stanze dalle maestre. Un po’ dispiaciuti andiamo a colazione… ci aspetta un viaggio lungo, quindi è meglio rifocillarsi.

Dopo 150km passati guardando un po’ fuori dal finestrino per carpire anche le sfumature di territorio e villaggi, la promessa d’amore fra i due sposini, e una multa per eccesso di velocità, arriviamo alla Scuola internato ausiliare di Kopyl, nell’omonima provincia della regione di Minsk. È una struttura nata per volontà olandese e su cui ruota un progetto più ampio. Accoglie bambini problematici, ai quali viene offerta una possibilità di riabilitazione sociale. L’Istituto possiede un’area destinata all’allevamento di animali (capre, pecore, mucche, tacchini, anatre…) e un’organizzazione scolastica che prevede i 10 anni di studio canonico e due anni facoltativi, da frequentare per imparare un lavoro utile alla comunità. Al di là dello spettacolo, andato molto bene, la parte più toccante è stata quando i ragazzi ci hanno preso per mano e accompagnato a vedere i loro animali. Che orgoglio, che fierezza, che gioia nei loro occhi…la gioia del condividere, dell’avere qualcosa di speciale da raccontare e mostrare…ne siamo usciti molto molto felici. Parliamo abbastanza con i più grandini fra loro, quasi tutti capaci di parlare anche l’italiano (mamma-Tempo li reguardisce anche sul lavarsi sempre i denti!) e poi dobbiamo salutarci, anche se hanno detto che ci aspetteranno presto.

Ci allontaniamo dalla capitale nel pomeriggio, per raggiungere la Scuola internato ausiliare di Gorodeia. La struttura è decisamente più curata di quelle dove siamo stati finora: fontanelle di acqua, dipinti alle pareti, fotografie e un teatro bellissimo. Qui sono accolti bambini con ritardo mentale, che nonostante abbiano una famiglia sono lasciati in questo istituto, senza che nessuno vada mai a trovarli, nemmeno i loro genitori. La Direttrice piange nel raccontarcelo, parla con amore dei “suoi bambini”, che sono dimenticati da tutti, tranne che da noi. E così i suoi ringraziamenti sono speciali, sono sentiti, sono sinceri… e ci arrivano al cuore. Lo spettacolo d'altronde è stato come sempre splendido (nonostante piccoli imprevisti, come un bambino che dispiaciuto per il clown che sale sulla sedia ma dimentica la chitarra a terra, si precipita sul palco per porgergliela, cambiando la gag) e i bambini stessi hanno cominciato a ridere tanto da urlare. La Direttrice ci riporta le loro parole: “Abbiamo riso talmente tanto che ci veniva quasi da piangere”.

Primo giorno con soli due spettacoli, probabilmente anche per colpa dell’epidemia di varicella che ha colpito qualche istituto.

Noi comunque non ci facciamo scoraggiare e pensiamo subito di andare a fare la spesa per gli ultimi due giorni, sapendo che le ultime due notti avremmo dormito in una villetta a Minsk. Arrivati ad un centro commerciale, decidiamo di mangiare una pizza tutti insieme e in questa occasione possiamo comprare qualche souvenir e fare un giro fra i negozi.

Ci dirigiamo verso Minsk con lo stomaco pieno e arriviamo a casa. Una villetta a schiera, con tanto di vialetto e una cucina che occupiamo subito per cominciare la nostra condivisione. Che sarà seguita da una discussione fra alcuni di noi, ancora non lo sappiamo. Che cominceremo a firmare le nostre magliette, che prepareremo una sorpresa ad Alina, non lo sappiamo. Andremo a dormire alle quattro.

 

2 maggio 2014

Ci svegliamo nonostante le poche ore di sonno e facciamo colazione tutti insieme. Aspettiamo che anche Alina si svegli per consegnarle il regalo preparato durante la notte: la maglietta di Cuore per un Sorriso con tutte le nostre firme e il suo nome clown, Betulla. Lei si commuove e ci ringrazia molto. L’empatia e la magia che si è creata fra noi, anche con lei, durante questa settimana sono straordinarie.

È la prima mattina che ci presentiamo al pulmino già tutti pronti, vestiti e truccati, per non perdere nemmeno un minuto degli ultimi due spettacoli. Sarà il freddo pungente, ma siamo già carichissimi. Ci facciamo un po’ prendere a mano… i 40km da programma erano in realtà un paio… e noi arriviamo al primo istituto un’ora e mezza in anticipo! I bambini stanno ancora dormendo a quest’ora, specialmente questi che sono più piccolini! Cosa facciamo? Andiamo a berci un buon caffè, anche se sembra tutto chiuso a quest’ora della mattina.

Torniamo indietro all’orario prestabilito e troviamo i bimbi che ci aspettano già in teatro. Tuttavia siamo sempre clown e esperienza insegna che quando noi siamo in anticipo, succede sempre qualcosa: Bubu è alla ricerca del suo trolley e, dopo aver sorriso pensando fosse un nostro scherzo, si accorge che è effettivamente a casa. Risveglia il nostro autista affinché lo riporti a casa, e nonostante lui appaia più preoccupato per il sottofondo musicale che a non far tardare il nostro nasino, tutto si risolte appena in tempo per iniziare puntualissimi il nostro spettacolo. Siamo alla Scuola internato per i bambini audiolesi della regione di Minsk. Le situazioni di queste craturine ci appaiono subito diverse: ci sono i più grandini seduti in fondo, ma che paiono subito divertiti nel vederci, bimbi spauriti e bimbi che appena ci vedono arrivare salgono sulle sedie scalpitanti. Ci sono bimbi in giacca e cravatta e altri in pesanti vestiti di lana, bambini in canottiera e altri con berretti e guanti. Lo spettacolo è un successo, i bimbi ridono felici e entusiasti, ti si attaccano al collo e si prendono tutte le coccole che riusciamo a dare loro. I timori iniziali vengono superati e quando arriva il momento di invadere la sala di palloncini, tutti si lasciano andare, ballando con noi e rincorrendo le sfere colorate.

La Direttrice ci ringrazia, dicendo che ancora ricordava quanto era stato fatto l’anno scorso e dicendo che è dall’anno scorso che i suoi bambini ci stanno aspettando con ansia ed emozione. Si complimenta per noi perché nonostante le disabilità, uditive e cognitive, dei ragazzi noi siamo riusciti ad andare oltre e comunicare con loro con semplicità e amore. Ancora una volta siamo riusciti a trasformare il nostro spettacolo in una vera e propria festa.

Ultimo spettacolo in terra bielorussa…che magone! Carichi come molle ci diciamo che vogliamo assolutamente chiudere col botto. Siamo ospiti per l’occasione alla Scuola internato ausiliare di Rudensk della provincia di Pukhovici, che ospita bambini orfani e bambini rimasti senza tutela dei genitori. Ci appare subito un istituto speciale e, infatti, in merito al progetto che è in fase di esame, molti esprimono un’opinione favorevole rispetto al coinvolgerlo. I ragazzi ci cercano anche solo per scambiare due chiacchiere e confrontarsi sui loro sogni per il futuro e la propria vita… umanamente ci hanno dato tantissimo! Gags, foto, palloncini, ancora foto, ancora palloncini, ruote sul palco, break dance e abbracci sinceri riempiono le nostre poche ore disponibili. I saluti sono più difficili che mai….salutiamo loro, ma contemporaneamente anche tutti gli altri istituti, tutti i bimbi bielorussi, tutta la missione (quasi)…

Torniamo a casa, facciamo la doccia e ci prepariamo…stasera un po’ di svago: mangeremo finalmente i piatti tipici della cucina nazionale, insieme alle impiegate dell’ufficio “Aiutiamoli a vivere” di Minsk. Sorridiamo, ridiamo e scherziamo…siamo più ricchi, consapevoli e felici di essere la, insieme, col bagaglio di questa settimana sulle spalle.

Con la pancia piena torniamo a casa. Ha inizio la nostra condivisione, quella che racchiude il tutto, l’essenza della missione, fatta di emozioni raccolte durante la settimana e che in parte escono, in parte restano celate dentro.

 

3 maggio 2014

L’ultimo giorno è arrivato. Ci alziamo per la prima volta senza troppo entusiasmo…non vogliamo andare via, non vogliamo chiudere le valigie e caricarle sul pulmino. Comincia una serie di abbracci, che finirà solo a Bergamo, mentre lasciamo la villa e ci dirigiamo verso l’aeroporto di Minsk. Sappiamo già che i bimbi di ben dieci comitati viaggeranno con noi in aereo e questo ci permetterà di protrarre la fine della nostra missione di qualche ora.

Arrivati all’aeroporto, cerchiamo di imbarcare il bagaglio da stiva, ma il banco non è ancora operativo. Raggruppiamo tutte le nostre cose e lasciamo Faffi a fare la guardia mentre noi andiamo a comprare qualche souvenir nei negozietti. Ovunque bambini che ci salutano o che, timidi, si nascondono, seppur sorridendo.

Saliamo in aereo dopo tutti i bambini. La necessità di tenerli tutti vicini ha un po’ sfalsato i nostri posti a sedere e quindi ci troviamo sparpagliati lungo tutto il corridoio, in posizione perfetta per intrattenerli. Decolliamo e appena il segnale di “obbligo cinture” si spegne, impugniamo la pompetta e cominciamo a riempire la cabina di palloncini colorati. I ragazzi impazziscono di gioia…ci corrono incontro e fanno richieste, tanto che siamo costretti ad invitarli a sedersi e ad aspettare il nostro arrivo.

Il volo in questo modo passa molto velocemente e quasi non ci accorgiamo di essere già arrivati a sorvolare l’aeroporto di Orio al Serio. Atterraggio, bagagli, abbracci, bambini, passaporti… è tutto molto veloce… ci ritroviamo fuori!

Avere dieci comitati che vengono a prendere i bambini è sicuramente una grande comodità per noi, che possiamo approfittare di un passaggio per tornare a casa. Purtroppo però, questo significa che dobbiamo salutarci subito (dramma!), dicendo “Arrivederci” a Finferla e Babu che si dirigono verso Brescia e a Mono ed Etciù che faranno la strada con Pipa. Siamo un pochino frastornati, ma la prima cosa che facciamo è ordinare un vero caffè italiano e accompagnarlo con una brioches. Ci dobbiamo salutare veramente adesso… noi rimanenti ci divideremo poi su due pulmini, direzione Condino. Ci rifermiamo a casa di Piero a bere un caffè, dove tutta la famiglia ci aspetta ansiosa di sapere come è andata. Sopraggiunge tutta la stanchezza appena ci permettiamo di rilassarci un attimo. La missione Clown in Belarus 2014 finisce qui, ma siamo convinti di dover portare la nostra missione in ogni giorno di quest’anno. Arrivederci a Clown in Belarus 2015! J